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Journal Title

Title of Journal: LO SCALPELLO

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Abbravation: LO SCALPELLO-OTODI Educational

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Publisher

Springer Milan

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DOI

10.1007/bf03052705

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ISSN

1970-6812

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Editoriale

Authors: Francesco Biggi
Publish Date: 2014/09/23
Volume: 28, Issue: 3, Pages: 149-149
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Abstract

Il concetto di mini/minor invasività affermatosi nell’ultimo quarto di secolo di chirurgia ortopedica e traumatologica è caratterizzato dalla costante ricerca di nuove soluzioni tecnologiche nuovi concetti biomeccanici e tribologici nuove vie chirurgiche di accesso ai diversi segmenti scheletrici nuove tecniche di impianto e riduzione il tutto finalizzato a ridurre quanto più possibile il trauma chirurgico sopportato dall’osso e dalle strutture circostanti con esaltazione dell’anatomia distrettuale intesa in particolare come ripristino della morfologia e della funzioneÈ stata la scuola AO ad introdurre in traumatologia questi concetti coniando inizialmente l’acronimo MIPO Minimally Invasive Plate Osteosynthesis e successivamente MIPPO Minimally Invasive Percutaneous Plate Osteosynthesis come molti altri colleghi ritengo che MIPO possa identificare la Minimally Invasive Percutaneous Osteosynthesis cui il volume è dedicato a indicare tutta una serie di procedure che prevedono nei limiti concessi dalla necessità di ridurre e stabilizzare adeguatamente la lesione ossea la riduzione a cielo chiuso della frattura ovvero il ricorso a piccole incisioni strumentari appositamente disegnati e costruiti per manipolare monconi e frammenti ossei mezzi di sintesi dedicati tali da offrire il minor ingombro possibile garantendo altresì una elevata stabilità primariaQueste tecniche sono utilizzabili in gran parte dei segmenti scheletrici e distretti articolari ma devono riconoscere un comune denominatore nella osteogenesi ripartiva indotta che ha riaffermato l’importanza dell’ematoma di frattura del periostio e delle inserzioni muscolotendinee e capsulolegamentose per l’osteoproduzione e il supporto vascolare il concetto di riduzione a cielo chiuso va in questa direzioneOvviamente non devono mai venire meno i principi basilari del trattamento delle fratture in particolare quelle che interessano i distretti articolari riduzione anatomica stabilizzazione primaria e precoce ripresa della funzione Di conseguenza non esitare nel ridurre cruentamente fratture altrimenti irriducibili cercando di minimizzare l’ulteriore traumatismo dei tessutiUn cenno ai mezzi di sintesi di cui possiamo oggigiorno disporre per attuare una MIPO viti cannulate e non da 35 a 65 mm fili percutanei da 1 a 2 mm placche anatomiche a stabilità angolare e non con possibilità di inserimento poliassiale delle viti fissatori esterni assiali o circolari chiodi endomidollari statico/dinamizzabili La scelta verrà indirizzata in primo luogo dalla complessità della lesione e dal maggiore o minore coinvolgimento delle parti molli il traumatologo dovrà sempre dimostrare ecletticità oltre che rispondere alle proprie convinzioni e formazione di scuola immaginando di possedere una faretra con frecce diverse a seconda del bersaglio da colpire


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